09 ottobre 2007

Aldous Huxley: Il Mondo Nuovo

Più racconto filosofico che romanzo; più esposizione di idee e paure che di passioni: difficile appassionarsi (la traduzione Mondadori non aiuta, ma temo rispecchi lo stile originario). Però quelle idee e quei timori impressionano: il condizionamento degli individui; l'alternativa secca fra equilibrio sociale e libero arbitrio o individualismo.
Merita leggerlo? Il problema resta lo stile: didascalico, dove personaggi e situazioni mirano tutti ad illustrare un aspetto del modello che Huxley vuole illustrare.
È un romanzo su cui, dopo la lettura, si riflette volentieri, grazie ai tanti spunti che propone, ma, appunto, sulle idee, come si farebbe con un saggio, più che sulle emozioni.

23 agosto 2007

J.K. Rowling: Harry Potter VII - The Deathly Hallows

Alla fine ho ceduto.
Intendevo aspettare l'edizione italiana, ma pare che Salani non l'abbia in catalogo per tutto il 2007.
E quindi mi son buttato sull'edizione inglese (quella con la copertina dignitosa, con l'horcrux, l'altra era verramente orrida).
Mi limito a commenti generali, perché mi sembra ignobile rovinare gusto e sorprese agli appassionati che non l'hanno ancora letto.
Devo dire che la conclusione è degna della saga. Certo, con tutta quella schiera di personaggi, e tutte le complessità ed ambiguità emerse soprattutto negli ultimi volumi, avrebbe potuto suddividere l'epilogo della vicenda in almeno due tomi, ma evidentemente il motto della Rowling era "sette e non più sette". Mi rimane giusto il rimpianto per il mancato sviluppo di alcuni personaggi (uno per tutti: Draco Malfoy); la Rowling fa ruotare il volume conclusivo intorno al trio Harry - Hermione - Ron, seguendoli in una sorta di pellegrinaggio, sulla traccia degli horcrux e dei "deathly hallows" ("talismani fatali").
HP VII è un volume di scioglimenti e conclusione vero e proprio. La Rowling continua nella classicità del genere, non perde colpi e propone anche un tipico scontro finale fra buoni e cattivi (dove non mancano le sorprese).
Mantengo l'opinione che la Rowling abbia un'ottima vena umoristica e spero vivamente di leggerne storie al di fuori del mondo di HP.
Insomma, buona lettura a tutti!

16 agosto 2007

Anne Fine: Magia Interrotta

Avventura non banale, dove Anne Fine propone il dilemma: "che cosa fare se salvare un'amica comporta perderne l'amicizia"? È qui il nocciolo della tensione emotiva delle avventure di Imogen, voce narrante, e Mel, nuova arrivata in classe, dotata di doppia personalità e madre svampita (almeno così appare al primo incontro).
Imogen mi piace, forse anche perché un po' mi ritrovo nel suo amore per il mondo dei libri. La Fine la delinea dandole una certa ambiguità: quel suo amore non rischia di allontanarla dagli altri? Non è una Matilda (protagonista del romanzo omonimo di Rolad Dahl) cresciuta e non sembra proprio un tipo simpatico. Sospetto nutra un vago disprezzo nei confronti dei compagni e mi chiedo se da grande sarà felice, oppure troppo sensibile per non affligersi delle brutture degli esseri umani.
Nella migliore tradizione britannica, niente moralismi banali.

25 luglio 2007

Rudyard Kipling: Kim

Kim, ovvero l'esotico, e questo non può sorprendere: Kipling mette in scena l'India vista dall'Inghilterra coloniale, luogo del pittoresco, dello spirituale, della mescolanza di culture e dello scontro imperiale (il famigerato Grande Gioco, che vedeva contrapposte Gran Bretagna e Russia).
Ma Kim è anche profondamente ambiguo: che diremmo di un romanzo contemporaneo che narra l'iniziazione alla guerra di un bambino? Lo chiameremmo racconto di un plagio? Kim come i bambini-soldato che pullulano in Africa ed Asia?
Eppure eppure eppure... Alla fine, non sono sicuro che Kim si unisca al Grande Gioco, piuttosto che seguire la via spirituale del suo lama. Durante tutta la vicenda, oscilla fra la fascinazione offerta dalla grandezza imperiale inglese e la alterità della vita sulla Strada.
Non metto in dubbio che Kipling abbia scritto una celebrazione della potenza britannica, ma Kim è comunque un grande romanzo, dalle tante pagine esemplari nella loro capacità di rendere l'atmosfera ed i colori di un mondo lontano. Forse anche totalmente inventato, come quelli deil fantasy o della fantascienza, ma affascinante.

17 luglio 2007

Tocotronic: Kapitulation

Ovvero, esempio di come la magia del suono faccia del tutto a meno della comprensione. È l'effetto su cui fa leva tutta la poesia, ed in particolare quella forma di poesia che è la canzone. La canzone aiuta la magia delle parole con quella della musica e, soprattutto, del ritmo.
Fra le canzoni di questo album ci sono piccoli anthem che vien voglia di cantare, tanto sono trascinanti.
E, ribadisco, c'è la (mia) scoperta di quanto musicale possa essre il tedesco (quello di Amburgo?).
Ascoltare per credere: vorrete assolutamente canticchiare il ritornello di Mein Ruin:

Mein Ruin ist mein Bereich
Denn ich bin einer unter euch.
Mein Ruin ist was mir bleibt
Wenn alles andere sich zerstäubt.

Ovvero:
La mia disfatta è il mio spazio
poiché la mia esistenza ha senso solo in mezzo a voi.
La mia disfatta è quanto mi resta
quando tutti gli altri si dissolvono.

01 luglio 2007

Arturo Pérez-Reverte:Capitano Alatriste

Un buon romanzo di cappa e spada lo si legge sempre volentieri: il genere ha la sua prestigiosa tradizione e continuo a pensare lo si possa in qualche modo pensare imparentato al fantasy più classico.
La messa in scena di Arturo Pérez-Reverte cura molto l'ambientazione ed il colore, tenta di farci immergere nei luoghi, rumori, sensazioni ed umori della Spagna di inizio XVII secolo, avviata irreversibilmente alla decadenza. La storia in sé è semplice e lineare: un assassinio si commissione che si rivela nodo di intrighi di potere, a cui concorrono Chiesa, nobili ed aspiranti tali e l'onnipresente Conte di Olivares. Lo scioglimento, al termine di una serie di movimentati duelli, scontri ed incontri avviene in quello stesso dominio, nel senso che sono i potenti a dirimere la delicata questione, ben al di sopra di Alatriste.
Ed è proprio questo che mi sembra da sottolineare: il protagonista è meno di un antieroe: è un semplice soldato, pieno di quell'orgoglio fuori luogo che non ha salvato la Spagna ed impotente a controllare e determinare la propria vita.
Dietro gli aneddoti e gli episodi divertenti, gli scambi di versi corrosivi e di stoccate, emerge proprio questo senso di frustrazione ed impotenza: le forze che determinano la vita degli individui (anche dei valorosi come Alatriste) sono semplicemente aldilà di qualsiasi possibilità di intervento. E sono indifferenti al dolore, alla miseria ai bisogni.
Ai diseredati, a tutti quelli che del mondo dei potenti non fanno parte, non resta che sperare di non essere travolti dai loro maneggi,che a volte sono congiure di Palazzo, altre volte sono guerre.

La saga di Pérez-Reverte è diventata un film "Il destino di un guerriero", dove Alatriste è ottimamente reso da un malinconico e cocciuto Viggo Mortensen. La scelta di raccontare tutta la saga in un solo lungometraggio non è stata felice: si perde il ritmo, si perdono i personaggi, ed anche i collegamenti fra gli eventi. Si riduce tutto a costumi, scenografie e cose che accadono sullo schermo. Quello che viene esaltato è invece la mancanza di senso dell'esistenza dei poveracci, che non possono sfuggire al proprio destino, scritto altrove. L'onore è un antidolorifico che serve a sopportare i giorni e le disgrazie. Ma che non porta a niente.


Arturo Pérez-Reverte: Capitano Alatriste (1996)
Ed.: Salani / Marco Tropea (2001)

24 giugno 2007

Pratchett, Gaiman: Buona apocalisse a tutti

La prima tentazione (o la seconda, nel caso diate un'occhiata al titolo originale, "Good Omens", e vi chiediate perché lo abbiano tradotto "Buona apocalisse a tutti") è sforzarsi di capire chi ha scritto che cosa; la solita tentazione dei fan, che rischiano di scambiare il gusto puro della lettura per una vanità personale. Quindi lasciam perdere. Il romanzo è esattamente quello che chi conosca i due autori è in diritto di aspettarsi (beh, questo si sarebbe potuto dire per una vasta gamma di risultati, ma passiamo oltre): una folla di personaggi sbalzati con gusto per il particolare ed il comico surreale; uno sfondo epico continuamente collegato al quotidiano minuto e spesso grottesco dei piccoli gesti e delle ossessioni personali. Ed un tormentone che scandisce la storia, in questo caso le canzoni dei Queen.
Quindi, che dire: ottimo per i fan e gustoso per gli altri.

Ammiro sempre la capacità di riuscire a tenere insieme tanti personaggi e tante trame: crearle è semplice, i personaggi saltan fuori da sé, quando si pensa ad una storia. Riuscire però ad integrarli nella trama non è così scontato. Un po' la differenza fra complessità e confusione: la seconda è una tendenza naturale, basta lasciarsi andare; per la prima bisogna impegnarsi a fondo. Con tutta la pletora di aneddoti e figure, alla fine non ce n'è una che non serva allo scioglimento della vicenda (oddio, forse i motociclisti scemi servono solo a far ridere); insomma, una macchina perfettamente registrata.

(Ah, poiché alla tentazione di cui all'inizio ho ceduto senza resistere, butto là l'impressione che la scrittura sia di Pratchett, l'idea di Gaiman)