19 aprile 2008

Neil Gaiman: Nessundove

Preso ed iniziato senza grandi aspettative, mi è decisamente piaciuto: intreccio ben ritmato, personaggi indovinati ed ambientazione intrigante. Credo che il fascino del viaggio di Richard Mayhew nella Londra di Sotto nasca dalla suggestione che un univeso così diverso sia così vicino a quello in cui noi ci muoviamo. Penso ai nomi dei luoghi: quelli che per noi sono riferimenti vaghi diventano i nomi veri: ad Islington Angel c'è davvero un angelo; Earl's Court ospita veramente la corte di un Conte, e così via. Già suggestiva di per sé, la famosa cartina della metropolitana londinese diventa la mappa di un mondo fantastico, da scrutare con occhi nuovi durante il prossimo soggiorno. E poi le modalità di passaggio fra i mondi: non iniziazioni o riti, bensì un semplice cambiare modo di vedere ciò che è intorno a noi: Richard improvvisamente vede il mondo di Sotto, e contemporaneamente sparisce da quello di Sopra. Facile, se non istintivo, interpretare tutto come metafora dell'uscita dall'ordinario, della caduta nel baratro della povertà.
Se non pretendete di leggere esclusivamente capolavori (anche all'interno della narrativa di genere), Nessundove vale l'impegno.

PS: Il Marchese di Carabas... Ma certo: "Il Gatto con gli Stivali!"


Neil Gaiman: Nessundove
Ed.: Fanucci

19 dicembre 2007

Philip Pullman: La Bussola d'Oro

Ecco uno dei libri più affascinanti che abbia letto negli ultimi anni: un mondo complesso, profondo, personaggi sbalzati alla perfezione, ritmo sapiente e tutto quanto serve a valorizzare una grande idea di fondo. Pullman sfrutta tutti gli artifici narrativi per coinvolgere ed emozionare. Lyra è un personaggio raro e Iorek Byrnison, il PanzerBjorne che la accompagnerà nel gelo del nord, mi ha profondamente commosso. Attorno a loro, come detto, vive un intero mondo.
Storia di formazione, certo (lo si può dire del 70% di tutte le storie?), di esplorazione dei meccanismi della società, non semplificati né edulcorati. Indagine dei sentimenti, dei rapporti fra genitori e figli ed amanti e fra gli individui ed il potere.
Prima parte di una trilogia ambiziosissima, è decisamente imperdibile per tutti gli amanti dell'avventura e di coloro che adorano il senso del meraviglioso.

Il film tratto dal romanzo è stata una grande delusione, confermandomi i timori che nel tempo sono nati dalle varie anticipazioni. E non alludo tanto al taglio del finale, o ad altre variazioni, quanto al fallimento di rendere il fascino dell'ambientazione ed alla riduzione della complessità della trama e delle relazioni fra i personaggi ad un caotico susseguirsi di scene, dialoghi ed apparizioni estemporanee. Il rammarico è aumentato dal fatto che la scelta degli interpreti e la loro caratterizzazione dei personaggi è davvero azzeccata.



Pullman Philip: La bussola d'oro. Queste oscure materie. Vol. 1
Editore: Salani

15 novembre 2007

Jules Verne: Viaggio al Centro della Terra

Beh, la scrittura di Verne è certo datata, e probabilmente non solletica il palato del lettore abituato a scritture più cesellate e personaggi ben più approfonditi. Quindi letteratura di genere, ancorata al XIX secolo, più per stile, che per contenuti. Infatti, non è tanto la solita solfa dell'ottimismo nei confronti del progresso, quanto piuttosto il mancato studio dei personaggi, che lo fa poco appassionante. Gli elementi per l'avventura ci sono, ma nessuno dei protagonisti sembra patire emozioni in cui sia possibile identificarsi. Forse, di questo livello zero della psicologia, riusciamo a trovare epigoni nei racconti a fumetti più scadenti.
Infine, un po' come in "Dalla Terra alla Luna": Verne ad un certo punto si tira indietro e fa tornare i suoi esploratori indietro, a raccogliere il successo dell'impresa.

09 ottobre 2007

Aldous Huxley: Il Mondo Nuovo

Più racconto filosofico che romanzo; più esposizione di idee e paure che di passioni: difficile appassionarsi (la traduzione Mondadori non aiuta, ma temo rispecchi lo stile originario). Però quelle idee e quei timori impressionano: il condizionamento degli individui; l'alternativa secca fra equilibrio sociale e libero arbitrio o individualismo.
Merita leggerlo? Il problema resta lo stile: didascalico, dove personaggi e situazioni mirano tutti ad illustrare un aspetto del modello che Huxley vuole illustrare.
È un romanzo su cui, dopo la lettura, si riflette volentieri, grazie ai tanti spunti che propone, ma, appunto, sulle idee, come si farebbe con un saggio, più che sulle emozioni.

23 agosto 2007

J.K. Rowling: Harry Potter VII - The Deathly Hallows

Alla fine ho ceduto.
Intendevo aspettare l'edizione italiana, ma pare che Salani non l'abbia in catalogo per tutto il 2007.
E quindi mi son buttato sull'edizione inglese (quella con la copertina dignitosa, con l'horcrux, l'altra era verramente orrida).
Mi limito a commenti generali, perché mi sembra ignobile rovinare gusto e sorprese agli appassionati che non l'hanno ancora letto.
Devo dire che la conclusione è degna della saga. Certo, con tutta quella schiera di personaggi, e tutte le complessità ed ambiguità emerse soprattutto negli ultimi volumi, avrebbe potuto suddividere l'epilogo della vicenda in almeno due tomi, ma evidentemente il motto della Rowling era "sette e non più sette". Mi rimane giusto il rimpianto per il mancato sviluppo di alcuni personaggi (uno per tutti: Draco Malfoy); la Rowling fa ruotare il volume conclusivo intorno al trio Harry - Hermione - Ron, seguendoli in una sorta di pellegrinaggio, sulla traccia degli horcrux e dei "deathly hallows" ("talismani fatali").
HP VII è un volume di scioglimenti e conclusione vero e proprio. La Rowling continua nella classicità del genere, non perde colpi e propone anche un tipico scontro finale fra buoni e cattivi (dove non mancano le sorprese).
Mantengo l'opinione che la Rowling abbia un'ottima vena umoristica e spero vivamente di leggerne storie al di fuori del mondo di HP.
Insomma, buona lettura a tutti!

16 agosto 2007

Anne Fine: Magia Interrotta

Avventura non banale, dove Anne Fine propone il dilemma: "che cosa fare se salvare un'amica comporta perderne l'amicizia"? È qui il nocciolo della tensione emotiva delle avventure di Imogen, voce narrante, e Mel, nuova arrivata in classe, dotata di doppia personalità e madre svampita (almeno così appare al primo incontro).
Imogen mi piace, forse anche perché un po' mi ritrovo nel suo amore per il mondo dei libri. La Fine la delinea dandole una certa ambiguità: quel suo amore non rischia di allontanarla dagli altri? Non è una Matilda (protagonista del romanzo omonimo di Rolad Dahl) cresciuta e non sembra proprio un tipo simpatico. Sospetto nutra un vago disprezzo nei confronti dei compagni e mi chiedo se da grande sarà felice, oppure troppo sensibile per non affligersi delle brutture degli esseri umani.
Nella migliore tradizione britannica, niente moralismi banali.

25 luglio 2007

Rudyard Kipling: Kim

Kim, ovvero l'esotico, e questo non può sorprendere: Kipling mette in scena l'India vista dall'Inghilterra coloniale, luogo del pittoresco, dello spirituale, della mescolanza di culture e dello scontro imperiale (il famigerato Grande Gioco, che vedeva contrapposte Gran Bretagna e Russia).
Ma Kim è anche profondamente ambiguo: che diremmo di un romanzo contemporaneo che narra l'iniziazione alla guerra di un bambino? Lo chiameremmo racconto di un plagio? Kim come i bambini-soldato che pullulano in Africa ed Asia?
Eppure eppure eppure... Alla fine, non sono sicuro che Kim si unisca al Grande Gioco, piuttosto che seguire la via spirituale del suo lama. Durante tutta la vicenda, oscilla fra la fascinazione offerta dalla grandezza imperiale inglese e la alterità della vita sulla Strada.
Non metto in dubbio che Kipling abbia scritto una celebrazione della potenza britannica, ma Kim è comunque un grande romanzo, dalle tante pagine esemplari nella loro capacità di rendere l'atmosfera ed i colori di un mondo lontano. Forse anche totalmente inventato, come quelli deil fantasy o della fantascienza, ma affascinante.