17 gennaio 2009

Silvana de Mari: Gli Ultimi Incantesimi

Mi ha sempre incuriosito il fenomeno della crescita delle pagine dei volumi che compongono le saghe; si inizia con un romanzo (spesso autonomo) di 100-200 e si finisce con un tomo che si può utilizzare per fare sollevamento pesi. Vale per Harry Potter ed anche per la Saga degli Ultimi. Indagherò in profondità, prima o poi. Ma temo 'poi'.
Invece molto intuitivo è che nel corso della carriera, i fondamentali si affinino e si sviluppi il cosiddeto 'Mestiere', che chiamerei anche 'Stile'. In questo Gli Ultimi Incantesimi, ho avuto la sensazione di una cerca meccanicità nella costruzione delle scene, come se la de Mari si fosse affidata al suo personale (e raffinatissimo, efficacissimo) 'come si fa': il mestiere, lo stile emergeva come lo scheletro in una radiografia, risolvendosi in un minor fascino.
Notevole anche il mutamento della visione generale dei rapporti fra le specie, che scivola nella classica ostilità senza soluzione, rinunciando (smarrendo?) quindi gran parte degli stimoli che i primi due romanzi offrivano.
Insomma, più mestiere, meno originalità e spunti.
Comunque, romanzo da non perdere, anche se il finale... (beh, leggetevelo, accidenti).

28 agosto 2008

Neil Gaiman: American Gods

Strana sensazione, come di fronte ad un piatto in cui il cuoco non abbia saputo ben amalgamare gli ingredienti. Ingredienti che sono di buona qualità: il tema, intanto, ovvero la lotta fra dèi nuovi e tradizionali; quindi l'approccio al racconto, organizzato come una sorta di esplorazione degli Stati Uniti; infine i personaggi, dèi ed uomini, con le loro vite ed i loro modi di relazionarsi.
Insomma, ce ne sarebbe per tutti i gusti (dalla trattazione della modifica dell'immaginario collettivo alla descrizione di un paese, ai combattimenti all'ultimo sangue), ma il risultato non quaglia. Al di là di singole scene efficaci, di parti ben ritmate e, ribadisco, dell'architettura generale, i singoli elementi sembrano semplicemente giustapposti l'uno all'altro, come se mancasse un'ulteriore revisione, che alleggerisse la scrittura e la composizione. Anche lo stile non è all'altezza della potenzialità del romanzo; confesso che, di fronte ad alcuni passaggi mi sono seriamente domandato se non ci fosse un (grave) problema di traduzione, tanta era la loro farraginosità.
Insomma, una grande occasione persa.

29 luglio 2008

Georgette Heyer: commedie storiche

Le sue commedie storiche le trovate in genere nello scaffale dei romanzi rosa e qualche anno fa una serie di titoli uscì in una sottocollana Harmony. Quindi, qualche lettore con la puzza sotto il naso potrebbe essere tentato di passare oltre: grave errore, grave errore.
Vero che, nel mare della sua produzione, si trovano lavori più e meno riusciti, ma nei titoli migliori la Heyer mette in mostra sapienza di tratteggio dei personaggi ed un vero e proprio dono nella scrittura di dialoghi brillanti, che li rendono imperdibili sia agli amanti della commedia sia a chiunque voglia avere un'idea di che cosa sia un dialogo brillante.
Concedetevi una lettura divertente e spensierata (e sane risate), dopodiché potrete riprendere i vostry Rawls o Saviano o tutte le altre letture impegnate. Ricordate: sorridere aiuta!
Fra i tanti titoli, consiglio:

  • La pedina vincente
  • Sylvester
  • La pedina scambiata
  • Il figlio del diavolo
  • Il dandy della reggenza
  • Incontro a sorpresa
Se capitate in biblioteca, cercate magari le edizioni Oscar Mondadori, curate da Anna Luisa Zazo: le sue introduzioni e note al testo sono interessanti ed esilaranti.

PS: Continuo a stupirmi che il cinema abbia sostanzialmente ignorato i suoi romanzi, che danno l'impressione di facile adattabilità.

19 aprile 2008

Neil Gaiman: Nessundove

Preso ed iniziato senza grandi aspettative, mi è decisamente piaciuto: intreccio ben ritmato, personaggi indovinati ed ambientazione intrigante. Credo che il fascino del viaggio di Richard Mayhew nella Londra di Sotto nasca dalla suggestione che un univeso così diverso sia così vicino a quello in cui noi ci muoviamo. Penso ai nomi dei luoghi: quelli che per noi sono riferimenti vaghi diventano i nomi veri: ad Islington Angel c'è davvero un angelo; Earl's Court ospita veramente la corte di un Conte, e così via. Già suggestiva di per sé, la famosa cartina della metropolitana londinese diventa la mappa di un mondo fantastico, da scrutare con occhi nuovi durante il prossimo soggiorno. E poi le modalità di passaggio fra i mondi: non iniziazioni o riti, bensì un semplice cambiare modo di vedere ciò che è intorno a noi: Richard improvvisamente vede il mondo di Sotto, e contemporaneamente sparisce da quello di Sopra. Facile, se non istintivo, interpretare tutto come metafora dell'uscita dall'ordinario, della caduta nel baratro della povertà.
Se non pretendete di leggere esclusivamente capolavori (anche all'interno della narrativa di genere), Nessundove vale l'impegno.

PS: Il Marchese di Carabas... Ma certo: "Il Gatto con gli Stivali!"


Neil Gaiman: Nessundove
Ed.: Fanucci

19 dicembre 2007

Philip Pullman: La Bussola d'Oro

Ecco uno dei libri più affascinanti che abbia letto negli ultimi anni: un mondo complesso, profondo, personaggi sbalzati alla perfezione, ritmo sapiente e tutto quanto serve a valorizzare una grande idea di fondo. Pullman sfrutta tutti gli artifici narrativi per coinvolgere ed emozionare. Lyra è un personaggio raro e Iorek Byrnison, il PanzerBjorne che la accompagnerà nel gelo del nord, mi ha profondamente commosso. Attorno a loro, come detto, vive un intero mondo.
Storia di formazione, certo (lo si può dire del 70% di tutte le storie?), di esplorazione dei meccanismi della società, non semplificati né edulcorati. Indagine dei sentimenti, dei rapporti fra genitori e figli ed amanti e fra gli individui ed il potere.
Prima parte di una trilogia ambiziosissima, è decisamente imperdibile per tutti gli amanti dell'avventura e di coloro che adorano il senso del meraviglioso.

Il film tratto dal romanzo è stata una grande delusione, confermandomi i timori che nel tempo sono nati dalle varie anticipazioni. E non alludo tanto al taglio del finale, o ad altre variazioni, quanto al fallimento di rendere il fascino dell'ambientazione ed alla riduzione della complessità della trama e delle relazioni fra i personaggi ad un caotico susseguirsi di scene, dialoghi ed apparizioni estemporanee. Il rammarico è aumentato dal fatto che la scelta degli interpreti e la loro caratterizzazione dei personaggi è davvero azzeccata.



Pullman Philip: La bussola d'oro. Queste oscure materie. Vol. 1
Editore: Salani

15 novembre 2007

Jules Verne: Viaggio al Centro della Terra

Beh, la scrittura di Verne è certo datata, e probabilmente non solletica il palato del lettore abituato a scritture più cesellate e personaggi ben più approfonditi. Quindi letteratura di genere, ancorata al XIX secolo, più per stile, che per contenuti. Infatti, non è tanto la solita solfa dell'ottimismo nei confronti del progresso, quanto piuttosto il mancato studio dei personaggi, che lo fa poco appassionante. Gli elementi per l'avventura ci sono, ma nessuno dei protagonisti sembra patire emozioni in cui sia possibile identificarsi. Forse, di questo livello zero della psicologia, riusciamo a trovare epigoni nei racconti a fumetti più scadenti.
Infine, un po' come in "Dalla Terra alla Luna": Verne ad un certo punto si tira indietro e fa tornare i suoi esploratori indietro, a raccogliere il successo dell'impresa.

09 ottobre 2007

Aldous Huxley: Il Mondo Nuovo

Più racconto filosofico che romanzo; più esposizione di idee e paure che di passioni: difficile appassionarsi (la traduzione Mondadori non aiuta, ma temo rispecchi lo stile originario). Però quelle idee e quei timori impressionano: il condizionamento degli individui; l'alternativa secca fra equilibrio sociale e libero arbitrio o individualismo.
Merita leggerlo? Il problema resta lo stile: didascalico, dove personaggi e situazioni mirano tutti ad illustrare un aspetto del modello che Huxley vuole illustrare.
È un romanzo su cui, dopo la lettura, si riflette volentieri, grazie ai tanti spunti che propone, ma, appunto, sulle idee, come si farebbe con un saggio, più che sulle emozioni.